BORGO MEDUNA

foglio di quartiere

SpiazzaBorgo e’ una riflessione sviluppata nel quartiere, con il quartiere; una sperimentazione collettiva attivata tra diverse generazioni.

SpiazzaBorgo e’ un percorso, caratterizzato da incontri e confronti, il cui punto di partenza è il progetto Genius Loci: un’azione progettuale comune tra istituzioni (Ass6, Provincia, Comune e Cooperazione Sociale) e realtà
associative locali, il cui scopo è quello di concretizzare un’idea di comunità partecipe e attiva nell’incontro tra generazioni.

SpiazzaBorgo è uno spazio, fatto di carta e ora anche sotto forma di blog in internet, arricchito da pensieri prima condivisi poi scritti, che aspira ad essere di tutti attraverso l’interazione occasionale, il passaparola spontaneo e l’impegno di un intero quartiere.

Se volete partecipare scrivete ogni vostra impressione, anedotto, articolo, pensiero e impressione cliccando sotto i post alla voce "commento" o inviando liberamente i vostri scitti a : fogliodiquartiere@gmail.com

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del giornale in formato pdf cliccate questo link fogliodiquartiere.pdf n°2

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Buona lettura!
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sabato 23 maggio 2015

Per non dimenticare...mai.

23 anni ma sembra ieri, non dimentichiamo....mai!
(Gennaro)

Giovanni Salvatore Augusto Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992 
Paolo Emanuele Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940Palermo, 19 luglio 1992)

martedì 21 aprile 2015

"Mare nostro" di Erri De Luca

Riceviamo dall'amico Benvenuto Sist e in questo momento storico, volentieri pubblichiamo, per riflettere tutti.
Gennaro

Mi  permetto di girarvi  questa   poesia  che  in mezzo al frastuono delle troppe chiacchere in libertà  , ci riporta alla carità umana .

Benvenuto Sist

Ogg: La Biblioteca propone: "Mare nostro" poesia inedita di Erri De Luca


COMUNE DI PORDENONE
BIBLIOTECA CIVICA 
Mare nostro
Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo,
sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale.
Accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde,
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento,
al tramonto dell’uva di vendemmia,
ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste.
Tu sei più giusto della terraferma,
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le vite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, da abbraccio e bacio in fronte
di madre e padre prima di partire.
Come dice giustamente l'amico Benvenuto spesso le chiacchere in libertà producono solo un frastuono del tutto inutile.
Di solito non commento i post lasciandoli liberi di vivere in ognuno dei lettori, mi permetto una citazione che si sposa con una mia riflessione e a cui spero seguano le vostre, fatelo se volete con pensieri vostri o di altri in cui vi rispecchiate e inviateli alla redazione, sarà un modo per vivere, seppur nel rispetto delle diversità, un po' veramante insieme. Grazie.
Gennaro
Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile.

domenica 25 gennaio 2015

“GIORNATA DELLE MEMORIA “



Riceviamo dall'amico Benvenuto Sist e pubblichiamo con piacere, per non dimenticare....per riflettere sempre!!!,,,, (Gennaro S.)



27 GENNAIO “GIORNATA DELLE MEMORIA “

PER NON DIMENTICARE

Di seguito la risposta di Primo Levi ad una bambina che gli scriveva chiedendogli come i tedeschi avessero potuto essere così cattivi.
Proprio per “non dimenticare” , credo che la risposta dello scrittore meriti qualche minuto della nostra attenzione.

Saluti a tutti

Benvenuto Sist


DA “LA STAMPA” 23/01/2015 Monica Perosino Torino


Gli avevo chiesto:come potevano essere così cattivi?

A 11 anni, nel 1983, avevo appena finito di leggere Se questo è un uomo. L’avevo letto durante le vacanze di Natale, e riletto pochi giorni dopo l’Epifania. Ma restavano domande senza risposta: esiste la malvagità?

Se questo è un uomo era nella lista dei libri da leggere stilata dalla professoressa di italiano, Maria Mazza Ghiglieno. Neanche lei, che pure aveva sempre le domande e le risposte giuste, poteva risolvere il dilemma. Così, spinta dalla logica senza curve di un’undicenne, mi parve ovvio andare alla fonte. Cercai l’indirizzo di Primo Levi sulla guida del telefono per chiedere direttamente a lui: perché nessuno ha fatto niente per fermare lo sterminio? I tedeschi erano cattivi?

Nemmeno per un attimo pensai che stavo scrivendo allo scrittore di fama planetaria. Per me era «solo» Primo Levi e il suo libro era anche un po’ mio. Chiedere conto a lui mi parve la cosa più naturale del mondo. Lui doveva sapere per forza. Presi la mia carta da lettere preferita, zeppa di fiori e pupazzi, e scrissi una paginetta di lettere tozze. Già che c’ero lo invitai nella mia scuola. La risposta arrivò, datata 25 aprile, e non colsi subito la coincidenza fino in fondo. Il concetto di «ignoranza volontaria» non era la spiegazione che mi aspettavo. Io volevo sapere se il male esisteva. Smisi di rileggere la lettera tre anni dopo, l’11 aprile 1987, quando trovarono il corpo di Primo Levi nella tromba delle scale. Ero rimasta senza l’uomo che avrebbe potuto darmi spiegazioni. La lettera finì in un cassetto, assieme ad altre. Ora, 32 anni dopo, è rispuntata durante un trasloco, con tutte le sue risposte.

25/4/83

Cara Monica,

la domanda che mi poni, sulla crudeltà dei tedeschi, ha dato molto filo da torcere agli storici. A mio parere, sarebbe assurdo accusare tutti i tedeschi di allora; ed è ancora più assurdo coinvolgere nell’accusa i tedeschi di oggi. È però certo che una grande maggioranza del popolo tedesco ha accettato Hitler, ha votato per lui, lo ha approvato ed applaudito, finché ha avuto successi politici e militari; eppure, molti tedeschi, direttamente o indirettamente, avevano pur dovuto sapere cosa avveniva, non solo nei Lager, ma in tutti i territori occupati, e specialmente in Europa Orientale. Perciò, piuttosto che di crudeltà, accuserei i tedeschi di allora di egoismo, di indifferenza, e soprattutto di ignoranza volontaria, perché chi voleva veramente conoscere la verità poteva conoscerla, e farla conoscere, anche senza correre eccessivi rischi. La cosa più brutta vista in Lager credo sia proprio la selezione che ho descritta nel libro che conosci.

Ti ringrazio per avermi scritto e per l’invito a venire nella tua scuola, ma in questo periodo sono molto occupato, e mi sarebbe impossibile accettare. Ti saluto con affetto

Primo Levi

Primo Levi era nato il 31 luglio 1919 a Torino, dove è morto l’11 aprile 1987.

domenica 27 gennaio 2013

27 gennaio Giornata della Memoria

Pubblichiamo volentieri un pensiero, in questa importante giornata, inviatoci da Benvenuto Sist

Ricordare

Perche' l'olocausto non sia MAI dimenticato.

Perchè non debba accadere Mai più

Perchè chi dimentica non perdona: semplicemente rimuove.

mercoledì 30 novembre 2011

Ricordo di Franco Martelli

FRANCO  MARTELLI

Il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer (1906 -1945), fiero e pressoché isolato oppositore del nazismo, ci ha lasciato questa terribile osservazione :
“In determinate circostanze gli uomini vengono resi stupidi, ovvero si lasciano rendere tali.  …. Qualsiasi ostentazione esteriore di potenza politica o religiosa che sia, provoca l’istupidimento di una gran parte degli uomini. Sembra anzi che si tratti di una legge socio-psicologica: la potenza dell’uno richiede la stupidità degli altri”.
Il suo ragionare diverso, in una Germania che si identificava pressoché totalmente nel fuhrer, gli costò la morte per impiccagione nel campo di concentramento di Flossemburg, il 9 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra.
In quel periodo altri uomini di altri Paesi seppero opporsi all’ istupidimento  e alla paura  a costo della propria vita : tra questi molti partigiani italiani.
Ed è proprio uno di questi che qui voglio ricordare: Franco Martelli che il 27 novembre 1944, pochi mesi prima della Liberazione, venne fucilato dai nazifascisti  a Pordenone: aveva 33 anni e lasciava la moglie e tre figli in giovane età.  Siciliano, militare di carriera era stato destinato alla caserma Mitica di Pordenone dove aveva sede il Saluzzo Cavalleria. Durante la guerra fu destinato alle operazioni militari in Croazia dove probabilmente ebbe occasione di vedere  le atrocità della controguerriglia e dei rastrellamenti delle popolazioni civili da parte dell’esercito italiano alleato dei nazi- fascisti.
Dopo l’otto settembre 1943 che segnò lo spappolamento dell’esercito italiano, rientrò a casa come molti suoi connazionali lasciati senza ordini dai comandi militari e dallo stesso Re Vittorio Emanuele III° fuggito nel sud Italia, al riparo delle truppe alleate.
Raggiunse Pordenone  portando con se la bandiera del Reggimento che, seppellita nel giardino di un conoscente, poté essere salvata e  consegnata dalla vedova nelle mani del Re Umberto II°. Borghese, fedele al giuramento prestato al Re considerato garante e simbolo dell’unità d’Italia, di sentimenti religiosi cattolici e rispettoso delle tradizioni, si schierò con i Partigiani diventando Comandante del ragruppamento  Osoppo ed in seguito, Capo di Stato Maggiore della brigata partigiana unificata Ippolito Nievo B: diede impulso anche  alla Resistenza cittadina dove fece nascere il battaglione “Naonis”.  Era contrario alla violenza fine a se stessa, persuaso che il sangue dei propri uomini andasse risparmiato ed usato generosamente senza esitazioni  solo quando era assolutamente inevitabile o necessario: da rigoroso militare era  convinto che chi combatteva  con onore  poteva essere utile alla causa più da morto che da vivo. Fu il suo destino: scoperta la sua attività clandestina, fu arrestato e condannato a morte.
I tedeschi, riconoscendo il suo valore di militare, gli concessero di comandare il plotone di esecuzione. Morì gridando “Viva l’Italia”.
Franco Martelli è stato indubbiamente uno dei personaggi più limpidi della guerra  di Liberazione a Pordenone. Riposa nel cimitero cittadino tra i benemeriti della città.
Nel cortile della caserma dove fu fucilato contro il muro di cinta del lato nord e dove  dovrebbe finalmente sorgere un luogo della memoria aperto a tutta la cittadinanza, ogni anno si celebra quel 27 novembre alla presenza dei reduci e delle autorità cittadine.
Credo che nella celebrazione dell’unità d’Italia un posto spetti anche ai tanti uomini della Resistenza che, come Franco Martelli, non aspettarono passivamente la liberazione dell’Italia da armi straniere anche se alleate. Un filo ideale li unisce al Risorgimento perché nel periodo storico loro dato,  hanno creduto che gli italiani non dovessero  ricevere ma conquistare la propria libertà, proprio come aveva ammonito Giuseppe  Mazzini .

Benvenuto Sist

giovedì 24 novembre 2011


Sorrisi mancati (Adalberto C.)

Il sorriso mancato, lasciato
lontano dal buio di mani
sporche, infinitamente
insensibili, che cancellano
una luce, che è solo futuro
e che immancabilmente ci
aiuta a crescere, per diventare
uomini, nonostante alcuni,
ogni giorno, ci impediscono
di essere innocenti e ci
tolgono il sorriso e la
voglia di essere  bambini.


Il mio Presepe (Adalberto C.)

Occhi sbarrati,
frenetici movimenti,
per stare dietro a comandi.
Bambino seguo i grandi,
che posizionano
casette minuziosamente lavorate,
in ore rubate al riposo o
a divertimenti mancati.
Strane posizioni di
statuine, che al tatto
rincorrono nella fantasia
del fanciullo attimi scarni,
fatto di momenti dove
ritrovarsi, intorno a tavoli
vuoti e ricchi di poche cose,
dove le uniche luci sono
candele, che profumano
le case di oggi,
dove le luci sono altre.
Fiori ad ornamento recisi
e raccolti attimi prima,
rubando il tempo alla neve,
che copre e lascia tutto soffuso,
sia i rumori che le ombre.
Odore di muschio, faticosamente
raccolto e cercato,
curato con mani insicure,
ma finalmente posizionate
intorno a strani laghi,
ravvivati da vecchie lampade,
colorati da statuine, che
ogni anno come reliquie
posizioniamo in luoghi
a noi sempre più cari, come
mappe di una memoria
mai dimenticata,
solo tralasciata per
uno sfavillio di luce, forse
un pò falso e meno vero,
ma altrettanto ricco
di ricordi, che ci accompagnano
e non ci lasciano mai.

lunedì 1 agosto 2011

Dedicata a...

Parole inespresse  ( Adalberto C.)

Silenzi dipinti, da sculture
di immagini inesistenti e
solo impresse nell’anima.
Parole inespresse, in sorrisi
che non gioiscono, ma creano
immagini di qualcosa che
avremmo voluto, ma non è stato.
Guardo e mi si stringe l’anima,
nel ripercorrere l’immaginario
di donna felice al momento,
seguito da anni di sconforto.
Essere guidate dalla sapienza
e da un animo rotto, pieno
di segni, che non aiutano,ma
che inesorabilmente giorno
dopo giorno a dispetto di albe,
tramonti e sere, dove i colori
sono solo quelli della notte,
uniti alla nera disperazione
dell’essere, mancato, defraudato.
Aiutati solo da una amore che
trova nelle pieghe infime di
vita, la gioia e la felicità
mancate, sognate, legate
più al senso del non vivere,
che al senso del vivere stesso.

lunedì 18 luglio 2011

"Borgomeduna" - Una lunga linea sul muro


Percorso  (Adalberto C)

Una linea immaginaria come
un filo di arianna da seguire,
sguardi non più legati
a colori, ma a sensazioni
di tatto.
L'immagine del percorso
legato a luoghi sicuri,
per nulla chiari per tutti,
ma forse solo alla sensibilità
di pochi... di uno...
Una linea chiaro scuro, che
lascia trasparire la presenza
di chi, è più legato alle
sensazioni, emozioni e perchè
no, ad un muro.
Muro che ogni giorno segna
un percorso, un riferimento
un segno famigliare,un filo
da seguire e non dimenticare,
per non perdersi.

mercoledì 29 giugno 2011

Riflessioni

Riflessioni
Quando i cortili erano abitati da più famiglie.
Quando i figli erano tuoi e di tutti.
Quando ci si divideva il tutto e il niente.
Quando ascoltare era acquisire esperienza.
Quando solidarietà non era solo una parola.
Quando!!!

Il "Cortile" (Adalberto C)
Inseguo le ombre della sera,
il rosso domina un cielo terso,
svolto l'angolo, la bici, come
al solito forata, sicuro che le sentirò.
Le luci fioche attraverso
le finestre sembrano tante
lucciole, odori e sapori
confusi in una sera d'estate.
Dietro di esse, le donne
sono indaffarate nella
preparazione della cena.
I tre gelsi fanno da ricovero
agli ultimi passeri, prima
della notte scura e sicuramente afosa.
Le voci si sovrappongono,
mentre alcuni di noi si
attardano ad ascoltare gli
uomini, che parlano di lavoro
e di quanto è dura la vita,
intorno ad un improbabile
tavolo, che ha conosciuto tempi migliori.
Come allo scandire della
fatidica ora, le ombre
tolgono luce alle finestre
sono loro mamme e nonne,
che chiamano a raccolta,
un appello all'unisono è pronto!!!
Un pasto frugale e fumante,
fatto di cose essenziali
povera, ma quanto basta,
il vociare e le sensazioni
sono le stesse di sempre.
Il cortile si anima e li, che
passiamo il tempo a parlare,
giocare ed ascoltare.
Mi giro e rigiro sul letto,
mentre il solito rumore
cric croc,non mi abbandona,
penso a domani quando dovrò
andare a scuola a piedi,
della mia bici nessuno sà, domani vedremo.